Per una serena crescita psicologica il bambino deve soddisfare i bisogni emotivi primari. Si sviluppano fin dalla nascita e dipendono dalle relazioni che si instaurano con i genitori (con le figure di accudimento).

Ci sono tre bisogni emotivi INDISPENSABILI ed UNIVERSALI:

  • Bisogno di Attaccamento Sicuro/Sicurezza (Bisogno di calore umano, accudimento, protezione ed accettazione incondizionata)
  • Bisogno di Esplorazione/Autonomia (Bisogno di conoscenza, di spontaneità, gioco, libertà ed espressione di sé)
  • Bisogno di Regolazione Emotiva/Organizzazione degli stati emotivi

La piena soddisfazione di questi bisogni da parte dei genitori garantisce una crescita psico-affettiva serena ed adeguata.

Pur essendo UNIVERSALI assumono una forma propria in base al carattere ed al temperamento del bambino. Spetta ai genitori capire, distinguere le reali esigenze del proprio figlio nelle diverse situazioni e contesti.
La capacità di intercettare e comprendere i bisogni del proprio figlio si definisce SINTONIA RELAZIONALE ed è fonte di benessere ed appagamento per entrambi.

Bisogno di SICUREZZA attaccamento sicuro

FAMIGLIA E BAMBINO

Se non si costruisce una sana sintonia relazionale ed il fraintendimento diventa un modello stabile possono emergere problematiche emotive e comportamentali importanti.
I genitori devono essere la Base Sicura ed incoraggiante da cui partire per esplorare il mondo ed una base calda ed accogliente a cui tornare per fare il pieno di affetto e sicurezza.

Bisogno di AUTONOMIA ESPLORAZIONE

I bambini sono naturalmente curiosi ed inclini a scoprire il mondo ed a fare nuove esperienze su ciò che li circonda e su se stessi e le proprie capacità.
La base sicura deve incoraggiare e sostenere l’esplorazione e la sperimentazione, infondendo fiducia delle risorse e capacità del bambino.

BAMBINO GIOCA

Il sostegno e l’incoraggiamento del genitore aumenta l’autostima del bambino, il senso di auto-efficacia e quindi l’Autonomia:

BAMBINO DECISO

Maggiore Autostima = maggiore capacità di affrontare il mondo

(esperienze/relazioni/problemi e difficoltà) con le proprie risorse interne ed esterne.

Il bambino con Disprassia può costruire un’immagine di sé negativa, percependosi Lento, Imbranato, Goffo, Impacciato, Pigro ecc. Tutto questo gli può creare un profondo senso di insoddisfazione, frustrazione e disagio
nelle relazioni sociali.

Il bambino disprassico si percepisce Incapace e ritiene che tutti lo considerino tale. Ha sempre paura di fallire e vorrebbe cimentarsi solo in compiti semplici (da bambini più piccoli), non avendo chiari gli obiettivi e le strategie più efficacia da utilizzare.
Ciò può avere una importante ricaduta sulla sua autostima.

BAMBINO FORTE DEBOLE


Disprassia + bassa autostima= disagio emotivo

La disprassia impedisce al cervello e al corpo di essere perfettamente coordinati e sincroni: questo provoca un continuo stato di frustrazione ed insoddisfazione. Il bambino cerca di fare qualcosa sperimentando di non riuscire mai a farlo come gli altri coetanei.
Il carico di frustrazione, rispetto alla consapevolezza delle proprie difficoltà può essere tale da portare verso disturbi della sfera emotiva.
Da qui l’importanza di sostenere ed innalzare l’autostima del bambino disprattico come unica possibilità per potergli garantire uno sviluppo sereno ed soddisfacente, nonostante le sue difficoltà.

Bisogno di Regolazione Emotiva regolazione degli stati interni

L’ansia dei genitori rispetto alle difficoltà del proprio figlio ed il desiderio di proteggerlo da ogni frustrazione e sofferenza porta a sostituirsi a lui nelle azioni “difficili “: Messaggio che passa al bambino

BAMBINO GOFFO
  • tu non sei capace
  • è troppo pericoloso per te
  • non hai abbastanza forza e coraggio per farlo

Questi ripetuti messaggi possono minare l’autostima del bambino e la fiducia nelle proprie risorse e capacità individuali e porta ad una sempre maggiore DIPENDENZA dalle figure di riferimento.

Risulta quindi un bisogno imprescindibile del bambino, soprattutto se ha specifiche difficoltà, quello di essere sostenuto ed incoraggiato ad avere una sana e realistica stima di sé e di auto-efficacia.
Deve avere l’aspettativa del successo per poi avere una buona motivazione a mettersi in gioco e continuare a farlo nelle piccole e grandi sfide! Così si crea un circolo virtuoso che porta anche al miglioramento nelle competenze ma soprattutto al benessere emotivo.

Nel costante spostamento dal bisogno di autonomia ed esplorazione al bisogno di vicinanza emotiva, affettiva e sicurezza il bambino manifesta la continua necessità che il genitore regoli ed organizzi i suoi stati emotivi.

La  SINTONIA RELAZIONALE

È fondamentale aiutare il bambino a comprendere e dare un senso alle proprie emozioni. Ascoltare, accogliere, nominare e regolare le emozioni che il bambino prova in tutte le sue esperienze è il compito importantissimo dei genitori. Soprattutto le emozioni “negative” come rabbia, tristezza, noia, frustrazione ecc.
Esprimerle, parlarne, non evitarle e reprimerle per non esserne sopraffatti.
Il bambino piccolo può sentirsi invaso da emozioni incomprensibili ed è in quel momento che attiva il bisogno di conforto e torna alla sua base sicura, per ricevere aiuto a regolare e comprendere cosa gli sta succedendo.

Nel percorso di crescita è necessario che il bambino trovi uno spazio di ascolto/accoglienza incondizionata ed accettazione dove potersi esprimere e poter dare un senso profondo a ciò che sente, anche alla sua sofferenza ed al suo disagio, per poterle affrontare e non averne solo paura.

Una buona capacità di autoregolazione dei propri stati interni permette una buona regolazione del comportamento esterno, anche e soprattutto nelle
situazioni emotivamente più difficili. In questo modo il bambino sarà in grado di prendere consapevolezza dei propri limiti e di accettarli senza sentirsene sopraffatto, piuttosto dando spazio alle sue risorse e alle numerose strategie di compenso che potrà via via trovare.

BAMBINIO FINALE

“Quando ho capito che la lentezza era la mia unità di
misura ho iniziato a sentirmi meno in ritardo”
( M. 21 anni, disprattico)

A cura di

Dott.sa Cinzia Cadoni Psicologa-Psicoterapeuta

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